“Apprendisti stregoni”, Lyon Sprague de Camp & Fletcher Pratt

Apprendisti Stregoni, Lyon Sprague de Camp & Fletcher Pratt

“Apprendisti Stregoni”, Lyon Sprague de Camp & Fletcher Pratt

Titolo: Apprendisti stregoni

Titolo originale: The incomplete enchanter

Autori: Lyon Sprague de Champ, Fletcher Pratt

Edizione: Ponzoni Editore

Anno: 1965

Prima edizione originale: 1941

Pagine: 144

Traduttore: Graziano Ricci

Consigliato:  sì

 

Valutazione:

Valutazione 4.5

Trama:

Cosa succede se si riuscisse a scoprire un modo per viaggiare da un universo ad un altro? Questo è quello che scoprirà lo psicologo Harold Shea assieme ad alcuni colleghi, grazie allo studio della parafisica e di un particolare “metodo di trasporto” basato su sillogismi. Eppure, dove non vigono le stesse leggi fisiche Shea potrebbe trovarsi in difficoltà, non abituato a mondi dove governa la magia.

Analisi critica:

Questo romanzo degli anni Quaranta attira l’attenzione per diversi motivi.

Per iniziare, vediamo come funziona questo mezzo di trasporto da un universo all’altro. Grazie alla formulazione di assunti e sillogismi che regolerebbero un mondo “altro” rispetto a quello in cui vivono i nostri protagonisti (che in definitiva è lo stesso in cui viviamo noi lettori), questo manipolo di psicologi crede che sia possibile spostarsi da una realtà all’altra e sono decisi a sperimentare empiricamente questa loro teoria, in modo da poterne preparare un saggio scientifico affidabile.

Così, Shea decide di recarsi nell’Irlanda celtica, ma non tiene conto di alcuni dettagli e il viaggio non si conclude come sperato.

Nella descrizione dei modi in cui dovrebbe funzionare questo trasporto – ma anche in seguito, quando i protagonisti si trovano alle prese con la formulazione di altri assunti e altre leggi – potrebbe capitare che un lettore non avvezzo alla teoria degli insiemi e alla matematica si senta momentaneamente spaesato davanti alle spiegazioni. Questo però non incide sulla qualità del romanzo e, anzi, aggiunge un pizzico di mistero alla storia. Del resto, anche senza comprendere appieno questi aspetti più tecnici è possibile gustarsi le avventure, o disavventure, del nostro psicologo.

La storia è divisa in venti capitoli e racconta due viaggi di Shea. Nel primo, completamente ignaro di quello che gli capiterà sotto gli occhi, il protagonista si ritrova nel regno della mitologia nordica, nel momento in cui si avvicina il Ragnarok, ovvero la battaglia finale tra le potenze della luce e dell’ordine e quelle dell’oscurità e del caos.

Shea si ritrova quindi a faccia a faccia con alcun AEsir, gli dèi della mitologia, descritti da Sprague de Camp e Pratt mantenendo le loro caratteristiche peculiari ma aggiungendo un poco di umorismo sapientemente distribuito: troviamo quindi un Thor barbuto e irascibile, un Heimdall onnisciente (o quasi) ma saccente, un Loki beffardo e dalla lingua aguzza. Non mancano, in questa prima parte del romanzo come anche in quella seguente, scenette divertenti che fanno sorridere o ridacchiare. Il nostro Shea, infatti, non conoscerà il mondo in cui si trova, ma impara presto che le sue conoscenze terrestri – non solo di buon senso ma anche di folklore – gli possono tornare utili in diverse situazioni, a partire dal naso gigantesco di un troll fino al volo con la scopa: gli è sufficiente giocare con le leggi di quell’universo, “creare” dei finti incantesimi in rima e scoprire che, in quelle terre così diverse da casa sua, anche lui potrebbe diventare uno stregone (anche se soltanto apprendista, come suggerisce il titolo).

La seconda metà del libro racconta invece di un altro viaggio compiuto da Shea assieme all’amico e collega Reed Chalmers, nel regno di Faeriee Queene, un poema epico incompiuto scritto da Edmund Spenser nel 1590. Qui non abbiamo più dèi arroganti e impulsivi, ma cavalieri e dame, maghi che tramano e giostre, banchetti e draghi. Shea ormai è pratico di quanto può o non può fare in quei mondi dove esiste la magia e istruisce il suo amico in modo che entrambi possano sopravvivere in quell’universo cavalleresco.

Anche in questa seconda parte del romanzo, non mancano le avventure donchisciottesche dei due protagonisti, che uniscono arguzia, logica e magia per cavarsela in ogni bizzarra situazione in cui vengono a trovarsi.

Giudizio personale:

Primo di una serie scritta a quattro mani (e poi continuata dal solo Sprague de Camp), questo romanzo si legge con curiosità e divertimento. Il primo capitolo getta le basi per una storia che attira verso universi poco noti. Quanto sono infatti più conosciuti, almeno in Italia, per ragioni culturali, i poemi omerici rispetto alle saghe nordiche? Quanto poco sa il lettore non specialista, dei romanzi cavallereschi della fine del medioevo e dell’età moderna? Questo romanzo lancia anche dei semi per informare e approfondire le proprie conoscenze, anche solo in maniera generale. Invoglia, inoltre, a leggere i successivi romanzi della saga, per scoprire cosa succederà a Shea e a Chalmers.

Gli autori:

Lyon Sprague de Camp

Lyon Sprague de Camp

Lyon Sprague de Camp (1907 – 2000) è stato uno scrittore statunitense dalla prolifica carriera durata oltre dinquant’anni. È noto soprattutto per le opere di genere fantasy e fantascientifico, ma ha scritto e pubblicato anche romanzi non di genere e saggi. Oltre al ciclo The Encomplete Enchanter, è noto per aver collaborato alla saga di Conan il Barbaro, assieme a Robert E. Howard e Lin Carter.

 

 

 

Fletcher Pratt

Fletcher Pratt

Fletcher Pratt (1897 – 1956) è stato uno scrittore statunitense che ha pubblicato per lo più romanzi fantasy e fantascientifici. Ha scritto però anche notevoli opere saggistiche sulla storia navale e la guerra civile americana. Ha collaborato con L. Sprague de Camp non solo nella saga di Harold Shea, ma anche in altre opere come Land of Unreason e The Carnelian Cube.

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