“La cortigiana”, Sarah Dunant

"La Cortigiana", Sarah Dunant

“La Cortigiana”, Sarah Dunant

Titolo: La cortigiana

Titolo originale: In the company of the Courtesan

Autore: Sarah Dunant

Edizione: BEAT

Anno: 2013

Prima edizione originale: 2006

Pagine: 399

Traduttore: F. Giannini

Consigliato:

Valutazione:

Trama:

Fiammetta Bianchini è una nota cortigiana di Roma, amante di personaggi importanti della nobiltà e del clero. Purtroppo, il Sacco di Roma del 1527 la costringe alla fuga, con nient’altro appresso che il fedele servitore Bucino, nano scaltro e intraprendente, e una manciata di gioielli. Raggiunta Venezia, città dove è nata e dove ha passato l’infanzia, saprà che la strada per rifarsi un nome sarà lunga e impegnativa.

Incipit:

La mia padrona, Fiammetta Bianchini, si stava depilando le sopracciglia e mordicchiando le labbra perché prendessero colore quando accadde l’impensabile e l’esercito del Sacro Romano Impero aprì un varco nelle mura della Città Eterna di Dio da cui irruppe un fiume di truppe impazzite per la fame, decise al saccheggio e alla violenza.

Analisi critica:

Ambientato nel cuore del Rinascimento italiano, questo romanzo parla di una figura controversa, importante nella vita di corte ma non sempre lusingata: una cortigiana, conoscitrice esperta dell’arte di amare e di sedurre. La storia inizia a Roma, dove la giovane Fiammetta Bianchini è alle prese con il terribile periodo del sacco di Roma: moltissimi sono gli stupri, gli omicidi e le violenze di cui sono fautori i Lanzichenecchi e i soldati dell’esercito protestante, che operano per liberare il mondo cristiano dalle eresie cattoliche. Fiammetta e il suo fido servitore, però, riescono a fuggire e tutti gli agi cui la cortigiana era abituata svaniscono in un attimo: servitori, buona cucina, una casa grande e accogliente… tutto viene perduto nel tentativo di salvarsi.

Soltanto pochi gioielli, inghiottiti a forza prima di scappare: questo è il misero bottino che Fiammetta e Buccino portano via da Roma. Giunti a Venezia, tentano di rifarsi una vita, partendo dal livello più infimo: nella casa dove viveva la madre della ragazza, umida e marcescente, i due ricominciano gli affari, nella speranza di ottenere anche in questa città sull’acqua il prestigio e la riconoscenza di cui godevano a Roma.

La Dunant ricostruisce un passato vivido, non costruito su principi, nobili, cavalieri o cardinali, ma su gente più umile, che non è riuscita a porre il proprio nome nella Storia. Tra le pagine interagiscono gli ebrei del ghetto e maghe malviste, giovani rampolli in cerca di un corpo caldo con cui sgualcire le coltri di un letto non proprio, e comari pettegole.

Grande spazio è dato alla cura del corpo e del fisico di questa cortigiana, ancora giovane ma ormai nel periodo discendente della propria grazia: ancora qualche anno, lo si sente ripetere spesso, e sarà troppo vecchia per continuare con quel lavoro. Eppure Fiammetta si riprende dalla disgrazia della fuga: tagliati malamente i capelli per non farsi riconoscere, per ritornare la bellezza di un tempo si dovrà affidare alla Draga, donna cieca e zoppa che prepara pozioni di dubbia provenienza e scopo, ma con la quale la cortigiana stringerà un rapporto intenso, tanto da farla diventare propria confidente.

Ecco, tutti i personaggi – soprattutto quelli principali e coprimari – sono ben caratterizzati e realistici, ma la Draga è uno di quelli più affascinanti, oltre a Bucino, il nano che racconta la storia in prima persona.

L’aspetto sessuale della vita di Fiammetta è trattato con garbo e ironia, senza entrare in scene troppo dettagliate ma mantenendo una sorta di velo tra il lavoro della cortigiana e quello che invece racconta Bucino: d’altronde, il nano non è presente quando ella opera. I toni con cui egli narra si alternano tra il registro più alto e quello più basso, tra paroline più dolci e uscite da osteria, mantenendo però sempre una spiccata verosimiglianza in tutta la storia.

Anche le descrizioni si caratterizzano per il realismo con cui sono concepite: le umide vie di Venezia, ad esempio, percorse di continuo da chiatte, battelli e gondole vengono viste dal punto di un nano che ha paura dell’acqua e che preferisce starne alla larga per quanto possibile, soprattutto nei momenti in cui sui ponti che collegano i vari isolotti infiammano scontri tra le diverse fazioni della città. Se l’acqua gli è nemica, infatti, non da meno è la folla dalla quale rischia di essere calpestato in questi grossi assembramenti di persone.

Nel libro si alternarno personaggi fittizi – tra cui Fiammetta e Bucino – e artisti realmente esistiti, come il pittore Tiziano Vecellio, il poeta Pietro Aretino o l’architetto Jacopo Sansovino. Come l’autrice stessa afferma, anche il personaggio della Draga è vissuto davvero, anche se le informazioni su di esso sono molto scarne e la Dunant ha lavorato molto di fantasia. Del resto, che cosa è un buon romanzo storico se non un complesso intreccio tra reale e fittizio? Basti pensare a tutti quei piccoli elementi che intrecciano il racconto alla storia, alla letteratura e all’arte: i “Sonetti Lussuriosi” che accompagnano le incisioni erotiche conosciute come “I modi”, il Registro delle Cortigiane (ovvero l’elenco di prostitute di alto borgo di Venezia, con commenti dei clienti riguardo a prezzi e servizi), il famoso quadro intitolato Venere di Urbino, che nel romanzo si vuole un ritratto di Fiammetta Bianchini, con gli occhi neri anziché verdi e le forme generose e morbide.

Giudizio personale:

Un romanzo davvero consigliato a chiunque ami la Storia e in particolare il ricco periodo del Rinascimento, agli albori della Stampa e al culmine dell’arte e della cultura italiana. La narrazione della Dunant affascina e colpisce nel segno mentre racconta la caduta e l’ascesa di una giovane alle prese con il proprio corpo, con un lavoro da molti ritenuto indegno, con le continue paure di gravidanze indesiderate e con il rapporto di stima e quasi d’amicizia che la legano al proprio fidato servitore e contabile. Perché nonostante i due vivano a strettissimo contatto, si mantiene sempre quella separazione quasi di classe nei loro rapporti: lui è sottoposto, lei è la padrona.

E nessuno se ne dimentica.

L’autrice:

Sarah Dunant

Sarah Dunant

Sarah Dunant (8 agosto 1950) è una scrittrice, giornalista e critica inglese. A Londra si è occupata di alcuni programmi radiofonici per la BBC, ma ha anche viaggiato molto: dal Sud America all’Asia Sud-Orientale, fino all’Italia (Firenze), dove vive per parte dell’anno. Dai suoi viaggi, ha tratto numerose esperienze che ha poi riversato nei romanzi: dal suo soggiorno in Sud America, ad esempio, ha scritto nel 1988 il romanzo Neve rovente (Snow Storms in a hot climate). Tra i suoi libri, ricordiamo La cortigiana, La Nascita di Venere, Le notti di Santa Caterina, Trasgressioni, oltre ad altri inediti in Italia.

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