“Le ombre”, Brad Strickland

Le ombre, Brad Strickland

“Le ombre”, Brad Strickland

Titolo: Le ombre

Titolo originale: Shadow Show

Autore: Brad Strickland

Edizione: Mondadori

Anno: 1992

Prima edizione originale: 1988

Pagine: 388

Traduttore: Antonella Pieretti

Consigliato: sì

Valutazione:

Valutazione 4.5

Trama:

Nel 1957, quando Alan è solamente un ragazzino, nella piccola cittadina di Gaither, in Georgia, riapre il teatro locale, con il nuovo nome di Shadow Show, dove in piena notte vengono trasmessi spettacoli cruenti, pieni di sesso e violenza. Non solo, ma quando lo spettacolo finisce e le luci si riaccendono l’orrore non finisce.

Analisi critica:

Questo romanzo si apre nel 1988, quando il protagonista, Alan Kirby, torna a casa dopo un breve viaggio di tre giorni. Durante il suo trasferimento dall’aeroporto a casa, però, gli capitano alcuni spiacevoli incontri che lo riconducono con la memoria al 1957, quando era ancora un ragazzino.

Escludendo questo preambolo, l’intera storia o quasi si dipana nel passato di Alan, in quegli anni dove una piccola cittadina come Gaither mostra due facce: quella buona, innocente e perbenista sulla facciata, quella più morbosa, razzista e bugiarda nel profondo. Quella degli anni Cinquanta è infatti una società che tende a mantenere le apparenze, ma nella quale vi sono ancora profondissimi squilibri tra uomo e donna, bianco e nero: essere “diverso” è malvisto, ritenuto spiacevole, oggetto di critiche sussurrate. Eppure, questo disprezzo rimane nascosto nel profondo, perché al di fuori tutto sembra tranquillo: bisogna apparire, non essere.

È in questo contesto che la storia si sviluppa, con la riapertura del teatro locale, che era stato chiuso per anni in seguito ad un grave incidente che aveva mietuto vittime. Il nuovo proprietario è Athaniel Badon, un misterioso vecchietto che decide di dedicarsi a questa nuova impresa, che chiama Shadow Show (da cui deriva il titolo in lingua originale).

Non si tratta però di un teatro normale: Shadow Show trasmette spettacoli a tarda notte – di solito intorno alla mezzanotte – e soltanto per un pubblico ristretto e selezionato. Ovviamente, questo fatto causa voci e dicerie, tanto che si sussurra che ciò che viene proiettato sullo schermo sia violento, pieno di sesso e sangue, e che riesca a toccare la parte più nascosta di ogni spettatore.

Nello stesso periodo, a Gaither iniziano ad accadere più incidenti della norma, ma nessuno pensa, all’inizio, di collegarli con l’apertura del teatro: e perché mai dovrebbero? Eppure, la situazione peggiora sempre più, nel trascorrere dei mesi, in un climax che è tanto ben descritto quanto profondo. Vi sono, ad esempio, descrizioni molto dettagliate e terrificanti, che stimolano l’immaginazione più di quanto forse il lettore vorrebbe, analizzando ogni macabro particolare possa procurare un brivido in più al lettore.

Se però le descrizioni fisiche sono a volte crude e molto realistiche, quelle psicologiche fanno ancora più breccia nella mente del lettore. Strickland riesce sapientemente a sviscerare la mente umana in tutte le sue brutture più intime: desideri repressi, stimoli primitivi, sensazioni oscure che vengono portate alla luce dagli spettacoli del signor Badon.

In tutto questo, Alan si accorge che qualcosa non va e, con le sue capacità di ragazzino, cerca di scoprire cosa stia succedendo a Gaither.

Quello che però colpisce è la grande capacità di Strickland nel destreggiarsi tra molti personaggi e situazioni diverse, mantenendo per ognuno il giusto dosaggio: non dà troppo spazio a chi non lo merita, non ne toglie a chi ne ha bisogno, non approfondisce chi è solo una comparsa ma fornisce quei pochi dettagli che lo caratterizzano, in modo da saperlo inquadrare all’interno della storia e della vita.

Il climax del romanzo cresce, con diversi brividi e colpi di scena, situazioni che potrebbero essere paradossali e surreali nella vita di una cittadina americana degli anni Cinquanta ma che, vista la particolare situazione di Gaither, ben si armonizzano nell’anormale. Tuttavia, la storia è ambientata in un’epoca ben definita: il 1957, quindi vi sono diversi riferimenti alla storia contemporanea, dalle lotte per i diritti civili degli afroamericani, la morte di Paul McCarthy, il lancio dello Sputnik (il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra e lanciato il 4 ottobre 1957). Questi accenni aiutano ad ancorare il romanzo al nostro passato, accrescendo se possibile il senso di brivido. Tutti quegli avvenimenti che sembrano così fuori dal quotidiano (brutali omicidi, incidenti in numero ben superiore alla norma, spettacoli teatrali degni dei migliori splatter…) sono inseriti in una realtà che è esistita davvero: i nostri genitori o nonni hanno assistito, o perlomeno sentito parlare, di quegli avvenimenti, delle proteste dei neri o del primo satellite russo intorno alla Terra. E quindi, anche se remotissima, azzardata e improbabile, l’ipotesi che un teatro di nome Shadow Show possa trasmettere spettacoli privati a mezzanotte non sembra più così impossibile. Ad un teatro con quel nome, sotto sotto, meglio non avvicinarsi!

Giudizio personale:

Diciamolo, non è che il romanzo sia del tutto privo di pecche (soprattutto il finale mi ha lasciato l’amaro in bocca), ma la storia è avvincente e offre quel retrogusto di macabro che tutti noi, in fondo, apprezziamo: ci sentiamo quasi come guidatori che rallentano nei pressi di un incidente. L’orrore è una componente chiave che funge in qualche modo da catarsi: il lettore si pone in confronto con i più lontani recessi della mente umana, guardando ai protagonisti ma – in realtà – analizzando se stesso.

L’autore:

Brad Strickland

Brad Strickland

William Bradley Strickland (1947) è uno scrittore statunitense noto soprattutto per i suoi romanzi fantasy e fantascientifici. Tutte le sue opere – di norma ben accette dalla critica – sono pubblicate con il nome di Brad Strickland, tranne una, in cui compare il nome di Will Bradley.  È professore di inglese alla Gainesville State College in Oakwood, Georgia e un membro attivo dell’Atlanta Radio Theatre Company dove scrive e adatta diverse pièce teatrali. Nel 2001 ha vinto il Georgia Author of the Year Award, nella categoria “Bambini/Ragazzi” con When Mack Came Back, ambientato in Georgia durante la Seconda Guerra Mondiale.

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