“Sopravvissuto – The Martian”, Andy Weir

"Sopravvissuto - The Martian", Andy Weir

“Sopravvissuto – The Martian”, Andy Weir

Titolo: Sopravvissuto – The Martian (L’uomo di Marte)

Titolo originale: The Martian

Autore: Andy Weir

Edizione: Newton Compton Editori

Anno: 2014

Prima edizione originale: 2011

Pagine: 379

Traduttore: Tullio Dobner

Consigliato: sì

Valutazione:

Trama:

La missione su Marte Ares 3 deve essere abortita in fretta e furia a causa di una devastante tempesta di sabbia che potrebbe danneggiare seriamente e in maniera irreparabile i delicatissimi strumenti della squadra capitanata dalla comandante Lewis. Durante la fuga dal pianeta rosso, però, Mark Watney è colpito da un’antenna staccata dalla loro struttura abitativa e la sua tuta viene bucata, perdendo ossigeno. Quello che l’equipaggio non sa, però, è che Mark è ancora vivo ed è stato abbandonato su Marte.

Analisi critica:

Il romanzo si sviluppa fin dall’inizio con premesse molto allettanti: un uomo abbandonato su Marte, lontano milioni di chilometri dalla propria casa, dai propri amici, unico abitante di un pianeta troppo inospitale, con temperature molto al di sotto dello zero, niente acqua, vegetazione men che meno. Grazie alle tecnologie disposte dalla NASA per la missione Ares 3, Watney riesce non solo a sopravvivere alla tempesta di sabbia, ma riesce a sistemare i danni della tempesta in modo da crearsi uno spazio abitativo che gli consenta per lo meno le funzioni primarie.

Tutto, su Marte è un problema. Come farà l’astronauta (che è anche laureato in botanica) a mangiare? A procurarsi dell’acqua? A respirare? Fortunatamente, nello Hab – il grosso capannone creato appositamente per sopravvivere durante la missione – vi sono gli strumenti adeguati per le funzioni primarie, ma non tutto è risolvibile. Facciamo un esempio: la missione originariamente sarebbe dovuta durare 30 Sol e c’era il cibo necessario per sei persone: Watney, da solo, avrebbe avuto di che nutrirsi per un tempo superiore, ma non all’infinito, perché prima o poi le scorte si sarebbero esaurite.

Questo è soltanto uno dei tanti problemi che l’astronauta si trova ad affrontare. È solo su un pianeta ostile e nessuno sa che è sopravvissuto. Deve quindi trovare un modo non solo per continuare a vivere ma anche per far sapere alla NASA che lui si trova ancora lì e se, per piacere, qualcuno può andare a recuperarlo.

Il romanzo si sviluppa su una duplice linea. Da una parte abbiamo il racconto in prima persona di Watney, sotto forma di diario di bordo, in cui l’astronauta racconta ciò che fa tutto il giorno, le sue emozioni e i suoi tentativi per una vita se non buona almeno decente. Dall’altro lato, vi è la narrazione in terza persona che spiega cosa succede, nello stesso tempo, sulla Terra, alla NASA, quando finalmente si accorgono che, in quella pianura di Acidalia Placidia dove era situata la missione Ares 3, c’è qualcosa di strano. Se questa seconda parte non presenta nulla di particolarmente interessante per quanto riguarda lo stile, nonostante sia ben scritto, la stessa cosa non si può dire per il diario di Watney.

In questo caso, infatti, Andy Weir riesce a costruire una narrazione con uno stile molto particolare, “proprio” dell’astronauta: Watney è un personaggio con molto senso dell’umorismo, che più volte riesce a far sorridere il lettore per alcune battute o alcuni ragionamenti. Stare a lungo soli, senza contatti umani di alcun tipo, è frustrante per tutti e qualsiasi cosa sia legata ai propri affetti – o ad un qualsiasi umano – è importante, che sia musica dance anni Settanta di dubbio gusto oppure una collezione di libri di Agatha Christie.

Nei suoi diari, il nostro profugo interplanetario racconta nel dettaglio tutto ciò che fa nei lunghi giorni su Marte: spiega come fa a sopravvivere, racconta il funzionamento dei macchinari, sbraita contro la sua sfortuna. A questo riguardo è bene fare alcune precisazioni. Spesso, parlando del funzionamento dei macchinari per produrre ossigeno o acqua, Watney racconta anche i calcoli da lui eseguiti, fornendo cifre, stime, previsioni. Non sempre sono semplici da seguire, perché un lettore non preparato potrebbe non conoscere le formule che stanno dietro a questi calcoli, ma si fida della mente dell’astronauta: se lui ha calcolato così – e ha avuto molto tempo per ricontrollare  – allora deve essere giusto. E se non lo è? Allora non resta che vedere come se la caverà quando sia accorgerà di aver commesso un errore. Per alcuni potrebbe essere frustrante “interrompere” la narrazione con una spiegazione sul tempo in cui si consumeranno le riserve di acqua, per altri invece non fa altro che aumentare l’interesse verso il libro e il suo iellato protagonista.

Dopotutto, lo scrittore ha voluto creare un’opera che fosse il più possibile verosimile e, per far ciò, si è documentato a lungo su traiettorie orbitali, botanica, condizioni di Marte e ogni altro aspetto della vita di un astronauta. Se ci sono errori, possono essere perdonati. Anziché sindacare, è molto più interessante, infatti, imparare che su Marte il giorno (o per meglio dire, il Sol) dura qualche minuto in più che sulla Terra, che tra i due pianeti vi è un ritardo comunicazioni di circa 14 minuti o che sul Pianeta Rosso l’atmosfera è talmente rarefatta che le temperature sono di norma molto al di sotto dello zero.

Giudizio personale:

The Martian – Sopravvissuto è un libro che ho voluto leggere fin da quando ho visto al cinema il film omonimo, diretto da Scott Ridley e con Matt Damon nel ruolo di Mark Watney. Entrambi mi hanno lasciato a bocca aperta e ho apprezzato moltissimo entrambe le esperienze: sia il libro che il film sono stupendi e meritano almeno una lettura o una visione (ma anche due o tre).

L’autore:

Andy Weir

Andy Weir

Andy Weir (16 giugno 1972) è uno scrittore americano noto soprattutto per il suo romanzo d’esordio, The Martian, dal quale è stato tratto nel 2015 un film. Uscito all’inizio come un seriale gratuito sul suo sito web, il libro venne poi reso disponibile per Kindle su richiesta dei fan e, in seguito, scalò rapidamente le classifiche. Ora Weir lavora ad un nuovo libro, Khek, che però è descritto come “un romanzo fantascientifico indubbiamente più tradizionale. Ha alieni, telepatia, viaggi alla velocità della luce, ecc.”.

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